L’allevamento intensivo di polpi e tonni potrebbe essere vietato in Italia. Una nuova proposta di legge, presentata dal deputato Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra, punta a impedire lo sviluppo di strutture destinate all’allevamento di queste specie marine, aprendo un importante dibattito sul benessere animale e sulla sostenibilità dell’acquacoltura.

L’iniziativa arriva in un momento in cui, anche a livello europeo, cresce l’attenzione verso le condizioni degli animali allevati negli impianti intensivi, soprattutto quando si tratta di specie caratterizzate da comportamenti complessi e particolari esigenze biologiche.
Allevamento intensivo di polpi e tonni, arriva in Parlamento la proposta di legge per vietarlo in Italia
L’acquacoltura carnivora è una forma di allevamento ittico che riguarda specie che, nel loro ambiente naturale, si nutrono prevalentemente di altri animali. Tra quelle allevate in Europa figurano salmoni, spigole, orate e trote, pesci particolarmente richiesti dal mercato alimentare.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse commerciale si è esteso anche ad altre specie, tra cui polpi e tonni, alimentando interrogativi sulle conseguenze ambientali e sulle condizioni di vita degli animali. Una delle principali criticità riguarda l’alimentazione. L’allevamento di specie carnivore può richiedere l’impiego di mangimi contenenti ingredienti ricavati da altri pesci, aumentando la pressione sulle risorse marine.
La proposta del deputato Devis Dori si inserisce in un movimento più ampio che coinvolge istituzioni europee, associazioni animaliste ed esperti di benessere animale. Secondo quanto comunicato da Compassion in World Farming, l’iniziativa legislativa italiana sarà presentata il 13 ottobre.
Parallelamente, 35 membri del Parlamento europeo hanno chiesto al commissario europeo per la Pesca e gli oceani, Costas Kadis, di valutare un divieto a livello comunitario. Alla richiesta si sono unite anche 160 associazioni ed esperti attraverso una lettera coordinata da Compassion in World Farming, con l’obiettivo di contrastare l’espansione degli allevamenti di specie carnivore.
Uno dei casi più discussi riguarda Gran Canaria, dove era stata proposta la realizzazione di un grande impianto destinato all’allevamento intensivo dei polpi. Il progetto, promosso dall’azienda Nueva Pescanova, aveva suscitato numerose proteste da parte delle organizzazioni impegnate nella tutela degli animali.
La decisione di non procedere con la struttura è stata accolta positivamente dalle associazioni, che continuano però a seguire con attenzione lo sviluppo di iniziative analoghe in altri Paesi. Annamaria Pisapia, presidente di Compassion in World Farming Italia, ha sottolineato come la vicenda delle Canarie rappresenti un risultato importante, ma non definitivo.
Progetti legati all’allevamento dei polpi continuano infatti a essere discussi in diverse parti del mondo, mentre alcuni Paesi stanno valutando interventi legislativi per limitarli o vietarli. Il dibattito sull’allevamento intensivo dei polpi assume particolare rilevanza alla luce delle conoscenze scientifiche sviluppate negli ultimi anni.
Questi cefalopodi possiedono un sistema nervoso estremamente complesso e mostrano sorprendenti capacità di apprendimento, memoria e risoluzione dei problemi. Una caratteristica particolarmente interessante riguarda la distribuzione dei neuroni: una parte significativa si trova nelle braccia, che possono elaborare informazioni e coordinare movimenti con una notevole autonomia.
Diversi studi scientifici sostengono inoltre che i polpi siano capaci di provare dolore e presentino caratteristiche compatibili con forme di esperienza soggettiva. La possibilità che questi animali soffrano in condizioni di confinamento rappresenta quindi una delle principali preoccupazioni sollevate dalle organizzazioni per il benessere animale.

La questione non riguarda soltanto i polpi, ma anche i tonni e altre specie marine allevate per il consumo alimentare. Le associazioni contrarie all’espansione dell’acquacoltura carnivora evidenziano i possibili problemi legati alla densità degli animali, allo stress, alla gestione sanitaria e all’impatto sulle risorse ittiche.
Il settore dell’acquacoltura, d’altra parte, rappresenta una componente importante della produzione alimentare e sostiene numerose attività economiche. Per questo il confronto coinvolge anche aspetti occupazionali, scientifici e produttivi.
La proposta di legge italiana apre così una discussione destinata a proseguire nei prossimi mesi, mentre cresce l’attenzione internazionale verso la protezione degli animali acquatici. Al centro rimane un principio sempre più presente nel dibattito pubblico: considerare le esigenze biologiche e il benessere degli animali marini nelle decisioni che riguardano il futuro degli allevamenti.