La mandarono nello spazio e tornò viva, ma pochi mesi dopo decisero di ucciderla: la storia di Félicette

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L’astrogatto dimenticato: la storia della piccola quattro zampe Félicette e il suo volo nello spazio prima di venire uccisa.

Nel fermento scientifico della prima metà degli anni Sessanta, l’esplorazione dell’ignoto si misurava spesso con il contributo silenzioso del mondo animale. Se la memoria collettiva ha consacrato globalmente le figure della cagnolina sovietica Laika e dello scimpanzé americano Ham, un altro capitolo fondamentale della biologia spaziale è rimasto a lungo confinato ai margini della storiografia ufficiale: la missione di Félicette, l’unica felina ad aver mai varcato la soglia dell’atmosfera terrestre.

Il razzo utilizzato per mandare Félicette nello spazio
Una gattina randagia era stata mandata nello spazio e poi soppressa (Foto Canva – amoreaquattrozampe.live)

La storia di Félicette comincia nel tessuto urbano di Parigi, dove la piccola gatta dal pelo bianco e nero viveva come randagia. La sua vita cambiò radicalmente quando venne notata dagli agenti del Centre d’Enseignement et de Recherches de Médecine Aéronautique (CERMA).

63 anni fa, la gatta randagio di Parigi ha viaggiato per 98 miglia nello spazio per 13 minuti: la triste storia di Félicette

Il centro di ricerca medico-aeronautico francese era alla ricerca di soggetti biologici per valutare l’impatto dei voli suborbitali sulle funzioni vitali e sul sistema nervoso centrale, in vista di future missioni umane. Félicette non fu l’unica a essere coinvolta nel programma. Gli scienziati selezionarono un gruppo di quattordici gatti, sottoponendoli a rigorosi test di adattamento. Il percorso addestrativo comprendeva simulazioni di centrifugazione per abituare gli animali alle forti accelerazioni, esposizioni a rumori ad alta intensità e la permanenza all’interno di ambienti ristretti.

A differenza di altri soggetti del gruppo, la gatta dimostrò una spiccata calma fisiologica e una notevole tolleranza agli stress ambientali. Queste caratteristiche comportamentali si rivelarono decisive per la scelta finale. Durante tutta la fase di preparazione e per la durata della missione scientifica, la gatta non venne identificata con un nome proprio, bensì con la sigla tecnica “C341”, una misura adottata dai ricercatori per mantenere un distacco emotivo nei confronti del soggetto da laboratorio.

Félicette nel 1964
Félicette nel 1964 (Foto – AFP via Getty – amoreaquattrozampe.live)

Il 18 ottobre 1963, presso la base di lancio situata nella regione desertica di Hammaguir, nel Sahara, il razzo sonda Véronique decollò portando all’interno della capsula il piccolo animale. La missione prevedeva un volo suborbitale progettato per spingersi oltre la linea di Kármán, il confine convenzionale tra l’atmosfera terrestre e lo spazio esterno. Durante i quindici minuti complessivi dell’operazione, la capsula raggiunse un’altitudine massima di 158 chilometri (circa 98 miglia).

Per l’intera durata del tragitto, Félicette fu sottoposta a un monitoraggio continuo attraverso elettrodi chirurgicamente impiantati. Gli strumenti registrarono l’evoluzione dei parametri respiratori e cardiaci, fornendo dati preziosi sul comportamento del sistema nervoso in condizioni di microgravità e durante la fase di forte sollecitazione meccanica dovuta all’accelerazione del vettore. Raggiunto il punto di massima altezza, la capsula si separò dal corpo principale del razzo e iniziò la fase di rientro staccandosi per la discesa controllata. Grazie al corretto spiegamento del paracadute, il modulo d’atterraggio toccò il suolo del deserto in totale sicurezza, consentendo alle squadre di recupero di trarre in salvo l’animale in condizioni fisiche stabili.

Nonostante il successo tecnico del rientro, l’esistenza di Félicette fu segnata dal destino riservato a gran parte dei soggetti di laboratorio dell’epoca. Alcuni mesi dopo la conclusione del volo suborbitale, i ricercatori presero la decisione di sopprimere l’animale. L’obiettivo era quello di effettuare un’autopsia approfondita ed esaminare direttamente i tessuti cerebrali, così da valutare eventuali lesioni o alterazioni neurologiche provocate dall’esposizione alle radiazioni e all’assenza di gravità.

Il razzo utilizzato per mandare Félicette nello spazio
Il razzo utilizzato per mandare Félicette nello spazio (Foto -AFP via Getty – amoreaquattrozampe.live)

Negli anni successivi, mentre le due superpotenze della Guerra Fredda accentravano l’attenzione mediatica sulle proprie imprese spaziali, l’esperimento del programma francese passò in secondo piano. La figura della gatta parigina rimase a lungo un dettaglio per specialisti, dimenticato dal grande pubblico e raramente citato nei testi divulgativi. La svolta per la salvaguardia di questa memoria scientifica è arrivata soltanto nel 2017, per iniziativa dell’appassionato Matthew Serge Guy. Attraverso una campagna di finanziamento collettivo sulla piattaforma Kickstarter, oltre 1.100 sostenitori provenienti da diversi Paesi hanno raccolto 57.000 dollari con l’obiettivo specifico di erigere un monumento commemorativo.

La realizzazione dell’opera è stata affidata alla scultrice Gill Parker, che ha plasmato una statua in bronzo alta un metro e mezzo. La scultura raffigura Félicette posizionata sulla superficie del globo terrestre, con la testa orientata verso l’alto, in direzione della volta celeste. Inaugurato nel dicembre del 2019 all’interno dei locali dell’Università Internazionale dello Spazio a Strasburgo, il monumento garantisce oggi il dovuto riconoscimento storico al ruolo svolto dal piccolo felino nelle prime fasi della ricerca aerospaziale europea.